martedì 26 febbraio 2013

RITORNIAMO IN PIEMONTE... BAGNA CAUDA!

Eccomi qui, ritornata nel mio Piemonte dopo un paio di settimane passate tra il Lazio, la Liguria, il Friuli e il Veneto.
E quale miglior piatto per sentirmi di nuovo "a casa", se non una bella Bagna Cauda?
In effetti questo piatto è più legato alla cucina del Basso Piemonte, ma devo dire che noi Biellesi ce ne siamo impossessati nel pieno rispetto della tradizione. 
Perché del Basso Piemonte? Semplice, l'ingrediente fondamentale di questa preparazione è l'acciuga salata,  facilmente documentabile in queste zone più che in altre, data la vicinanza con le "vie del sale" che arrivavano alle saline della Provenza e delle Foci del Rodano passando attraverso le Alpi Marittime. 
Una curiosità: la Bagna Cauda, o meglio, la baňacauda è molto popolare anche in Argentina, dove è stata diffusa dalle popolazioni piemontesi emigrate in Sud America.
Oltre alle acciughe, gli altri due ingredienti basilari sono l'olio d'oliva e l'aglio. Sono poi "tollerati" alcuni intrusi (come il latte, che aggiungerò io...) per rendere l'intingolo un po' più digeribile. 
La Bagna Cauda deve essere servita nei suoi appositi contentitori in terracotta (fojòt), affinché rimanga bella calda per poter accogliere le verdure che andremo a intingervi (qui vi potete sbizzarrire: cardi, cipolle cotte al forno, peperoni, foglie di verza crude, patate cotte al vapore, ecc.).
Volete conoscere la "mia" versione? 
Vi assicuro, convincerà anche i più scettici... e anche gli stomaci non proprio di ferro! :-)



INGREDIENTI

2 bicchieri di olio d'oliva Tinelli 
300 g di acciughe sotto sale
2 teste d'aglio
1 litro di latte
Verdure crude e cotte a volontà

PREPARAZIONE

Innanzitutto dissalate le acciughe e mettetele in un pentolino con l'olio. 

Fatele cuocere a fuoco dolcissimo finché non si saranno sciolte quasi completamente.

Dividete a spicchi le teste d'aglio, togliete loro "l'anima" e mettetele in un altro pentolino con il latte.

Lasciate cuocere l'aglio e il latte sempre a fuoco dolce finché il tutto non sarà diventato bello cremoso.

Unire i due composti ed eventualmente aggiungete un pochino d'olio.

Buon appetito!

venerdì 22 febbraio 2013

LA GUBANA, dolcissima scoperta

Buon pomeriggio gente!

Tra poco ritorno nelle mie valli (...neve permettendo...). Prima di partire, però, voglio regalarvi la ricetta di un'altra tipica ricetta friulana, della quale sono venuta a conoscenza in questi giorni: la GUBANA.

Si tratta di un dolce a pasta lievitata, farcito con noci, uvetta, pinoli, zucchero, grappa e scorza grattugiata di limone, dalla forma a chiocciola.

In passato era il tipico dolce dei giorni di festa, ma oggi lo potete trovare proposto come dessert in diversi ristoranti (soprattutto nella provincia di Udine).

Secondo la tradizione, questo dolce è noto fin dal 1409 quando fu servito in un banchetto preparato in occasione della visita di papa Gregorio XII a Cividale del Friuli.

Il nome "Gubana" deriverebbe dallo sloveno "guba", che significa "piega", per la forma che il dolce assume una volta affettato.

I puristi lo mangiano al naturale, ma lo potete anche assaporare (come ho fatto io) irrorato dallo slivovitz , un liquore ricavato dalla distillazione delle prugne.

Che dite, proviamo a rifarlo? Ci vuole un po' di tempi, ma vi assicuro che ne vale la pena...

INGREDIENTI

Per la pasta
220 g di farina
60 g di burro
50 g di zucchero
20 g di miele
1 uovo + 1 tuorlo
40 g di latte
10 g di lievito di birra
2 g di sale

Per il ripieno
140 g di gherigli di noce
60 g di zucchero
60 g di uvetta
40 g di amaretti
30 g di biscotti secchi
30 g di pinoli
20 g di burro
1/2 limone
grappa
cannella
sale

1 albume per spennellare

PREPARAZIONE

Iniziamo dalla pasta...
Disponete a fontana 170 grammi di farina, al centro versate il lievito di birra diluito nel latte tiepido, un cucchiaino di zucchero, aggiungete l’uovo e il tuorlo e un pizzico di sale.
Lavorate l’impasto fino a ottenere una pasta morbida, quindi lasciatela lievitare al tiepido per circa 1 ora.
Appena pronta incorporatevi lentamente la restante farina, il burro ammorbidito a temperatura ambiente, il restante zucchero.
Lavorate l’impasto energicamente e lasciatelo lievitare ancora per 30 minuti.
(Ovviamente tutto questo si può fare con la planetaria usando il gancio).

Passiamo al ripieno...
Mettete a bagno l’uvetta nella grappa.
In un pentolino con il doppio fondo fate caramellare 30 grammi di zucchero con un cucchiaio d’acqua e una goccia d’aceto, unite 50 grammi di noci, amalgamate rapidamente continuando a mescolare per qualche secondo, ritirate, versate il composto su un foglio di carta forno e lasciatelo raffreddare.
Nel frattempo fate dorare i pinoli nel burro a fiamma bassissima, ritirate e fate raffreddare.
Tritate gli amaretti e i biscotti secchi, poi tritate le noci caramellate e i restanti 90 grammi di noci (ideale sarebbe utilizzare il tritacarne).
Raccogliete il tutto in una capiente ciotola, unite l’uvetta ben strizzata, i pinoli rosolati con tutto il loro burro, la buccia grattugiata del limone, il sale, la cannella e il resto dello zucchero.
Bagnate con la grappa necessaria e mescolate a lungo in modo da amalgamare bene tutti gli ingredienti. L’impasto alla fine dovrà risultare sufficientemente umido quindi, se necessario, aggiungete ancora grappa.
Fate riposare il ripieno in luogo fresco almeno per un intero giorno.

E finalmente assembliamo la Gubana!

Stendete la pasta a rettangolo nella misura di 20 x 30 cm.
Sopra distribuite uniformemente il ripieno con l’aggiunta di abbondanti ciuffetti di burro morbido.
Arrotolate il tutto come si fa con lo strudel, chiudete bene le due estremità e allungate il rotolo fino a raggiungere i 70-80 centimetri di lunghezza.
Quindi prendete il lembo di destra, alzatelo e ripiegatelo all’interno, poi tutt’intorno avvolgete delicatamente la restante parte del rotolo tranne l’ultimo lembo che va unito al primo sotto il dolce.
Adagiate la gubana in uno stampo imburrato (20 cm di diametro), lasciatela lievitare fino a quando avrà raddoppiato il volume, poi spennellate la superficie con l’albume sbattuto leggermente e cospargetela di zucchero semolato.
Cuocete in forno caldo a 160° per circa 1 ora.
Ritirate, lasciate raffreddare, tagliate a fettine e servite.

Buon appetito... e buon week end!

giovedì 21 febbraio 2013

FRICO: morbido o friabile?

In questi giorni mi trovo in Friuli Venezia Giulia.
È una regione che non conosco molto, al di là di Trieste mi era pressoché sconosciuta...
Certo, viaggiando per lavoro non si riesce a vedere molto... Ma per lo meno dal punto di vista enogastronomico ci si può arricchire un po'!
E così ieri sera mi sono fatta portare in un locale tipico, a Remanzacco (UD): l'OSTERIA AI CACCIATORI. La chiocciolina Slow sulla porta lasciava già ben sperare e in effetti è stata proprio una cena da ricordare... Soprattutto perché ho assaporato una delle specialità friulane di cui fino a ieri avevo solo sentito parlare: il Frico.

Di questa pietanza a base di formaggio (in particolare Montasio) parlava già il Maestro Martino da Como nel suo trattato "De Arte Coquinaria" (a metà del 1400).

Probabilmente di origine carnica, nacque per riutilizzare i ritagli di formaggio che avanzavano dalla realizzazione delle forme.

Del "Frico" esistono due versioni: una morbida e una friabile.

Quella morbida prevede l'utilizzo, oltre al formaggio, di patate e, in alcune varianti, di cipolle ed eventualmente speck o pancetta.
Quella friabile (che è quella che ho mangiato ieri sera, accompagnata da polenta taragna) vuole solo e soltanto il formaggio (Montasio giovane e stagionato).

FRICO MORBIDO (per 4 persone)

Prendete 400 grammi di patate e 400 grammi di formaggio Montasio.
Sbucciate le patate e tagliatele a fettine.
Mettetele in una padella antiaderente con un po’ d’olio e sale e lasciatele sul fuoco fino a quando non saranno cotte, aggiungendo di tanto in tanto un po’ d’acqua.
Quando si riuscirà a schiacciarle con una forchetta, aggiungete il formaggio fatto a pezzi non troppo grossi e mescolate diverse volte. Quando sarà ben amalgamato lasciate che faccia sul fondo un bella crosticina dorata e giratelo.
Eventualmente alle patate si può aggiungere della cipolla tagliata sottile da cucinare insieme o anche della pancetta o dello speck.
Un'alternativa consiste anche nel lessare le patate prima, schiacciarle e unirle nella padella al formaggio, ottenendo un Frico ancora più morbido.

FRICO FRIABILE

Prendete il formaggio Montasio e fatelo a pezzi sottili (anche con la grattugia a fori larghi).
Ponetelo in una padella, meglio se antiaderente, con l'aggiunta di un po’ d’olio o burro e fatelo sciogliere. Cuocetelo fino a quando si sarà completamente sciolto e comincerà a diventare dorato.
Rigiratelo frequentemente.

Il risultato sarà uno splendido involucro dorato e croccante dal cuore filante...

Certo, questa mattina alle 6 avevo già ai piedi le scarpette da corsa, ma volete mettere la soddisfazione di bruciare calorie così ghiotte???

A breve vi racconterò anche del dolce... Per adesso vi auguro un'ottima serata!

mercoledì 20 febbraio 2013

CON QUELLA FACCIA UN PO' COSI'...

...quell'espressione un po' così, che abbiamo noi che abbiamo visto Genova...

Eh sì, ogni volta che vado a Genova mi risuona nella mente l'intramontabile canzone di Paolo Conte. E più la riascolto, più mi rendo conto che le parole usate dal grande cantautore non potevano essere più giuste.
"Gente selvatica" questi Genovesi... In effetti sì, per lo meno all'apparenza. 
Ed è proprio questo che mi piace di questa città e dei suoi abitanti: questa scorza così dura al primo tocco, che però nasconde un cuore grande. 
Già, perché dopo la sua iniziale reticenza, il Genovese ti sarà per sempre amico. Un grande amico.

Domenica scorsa ho "rapito" la mia mamma e l'ho portata proprio a Genova. Nessuna delle due era particolarmente in forma (una per i suoi motivi, l'altra -la mamma- perché oltre ai suoi deve sobbarcarsi anche quelli della figlia), ma la giornata al mare ci ha fatto un gran bene. Senza dubbio. 

Prima tappa: mostra fotografica di Steve McCurry al Palazzo Ducale. 


Oltre ai viaggi, alla lettura e all'enogastronomia, una delle mie grandi passioni è la fotografia (non a caso la mia compagna di viaggio preferita è la mia Nikon). 
Avevo già assistito a una mostra dedicata a McCurry qualche anno (e vita) fa a Milano, ma vi assicuro che questa mi ha lasciato letteralmente senza fiato. Fortunatamente è stata prorogata sino al 7 aprile, per cui, se avete la possibilità, non fatevela scappare. 
I miei complimenti non vanno solo al fotografo (la cui capacità nel catturare l'animo umano attraverso l'obiettivo è indiscutibile), ma anche a chi si è occupato dell'allestimento, di un impatto scenografico unico. 
Oltre 200 immagini divise in 5 tematiche: scoperta, vertigine, poesia, stupore e memoria. Il tutto raccontato dallo stesso McCurry attraverso l'audioguida che (udite, udite) vi viene data in omaggio. 

E per mantenere i benefici di tale magia, dove potevamo andare a pranzo io e la mia mamma, in una splendida giornata di sole? 
Esatto... A Boccadasse!


Per chi non la conoscesse, Boccadasse è un antico borgo marinaro situato nella Genova "di Levante". 
Con le sue case dalle tinte pastello, ha saputo preservarsi dal passare del tempo mantenendo immutato il suo fascino. Ma tutto è fuorché un museo! Ha una vitalità incredibile, cui contribuiscono i pescatori che continuano la loro attività e dai locali che sono sorti uno di fianco all'altro (bar, ristoranti, gelaterie, piccole gallerie d'arte). 
Se non sapeste di essere a Genova, potreste tranquillamente credere di trovarvi nelle Cinque Terre, ve lo assicuro.

Abbiamo pranzato in uno dei ristoranti più rinomati della zona, Vittorio al Mare. Sicuramente non è un locale dove ci si può andare tutti i giorni (la terrazza affacciata sul piccolo golfo si fa pagare, eccome), ma domenica avevamo proprio bisogno di coccolarci un po' e siamo state più che soddisfatte. 


Da Vittorio non ero mai stata, mi sono affidata al consiglio di un amico svizzero che, quando viene a Genova, su richiesta del suo bambino non può prenotare in nessun altro ristorante. E in effetti devo dire che ci tornerei anch'io molto volentieri...

L'ambiente è elegante, con tanto di rosa e candela sul tavolo (ottimo per un romantico tête-à-tête). La cucina è strettamente legata al territorio, con pesce freschissimo di prima qualità. Ecco qui quello che abbiamo scelto noi...

 Calamaretti alla Griglia

Orata alla Ligure (ossia con patate, olive taggiasche, pinoli e pomodorini)

Il tutto innaffiato da una mezza (ve l'ho detto, non eravamo in forma) bottiglia di Vermentino...

Che dire, questa giornatina ci voleva proprio... Peccato non poterle ripetere più spesso... 

Buona giornata gente, un abbraccio dal Friuli Venezia Giulia!
  

lunedì 18 febbraio 2013

NOVITA' IN CASA SLOWFOOD...

Buon lunedì gente!

Cosa c'è di meglio di una bella novità per iniziare la settimana? Sono infatti molto felice di annunciare, a chi ancora non lo sapesse, che è on-line la nuova versione di Slow Wine, il sito di Slow Food interamente dedicato al mondo del vino e dei suoi protagonisti.


Lo scopo di questa nuova versione è quello di essere più presenti nel mondo del web, tenendo costantemente aggiornato il pubblico in merito ai progetti del movimento e agli eventi organizzati nel mondo del vino. 

Ma non solo... Il nuovo sito internet si pone anche l'importante obiettivo di trasformarsi in una tribuna aperta a tutti i produttori vinicoli, dando così voce agli "addetti ai lavori" che hanno aderito e aderiranno al  progetto Vignerons d'Europe

Cosa state aspettando? Cliccate su http://www.slowfood.it/slowine/ e... 
buona degustazione! :-) 

venerdì 15 febbraio 2013

...E FAMOSE DU SPAGHI!

Buon pomeriggio gente!

Eccomi qui nella sala di aspetto di Italo, quasi pronta per lasciare la Capitale vestita di primavera e tornare nel freddo Nord...

Ma prima di partire, voglio condividere con voi il mio souvenir di queste tre giornate romane: SPAGHETTI CACIO E PEPE.

Uno dei piatti che amo di più in assoluto, semplice e gustoso al tempo stesso.

Tre ingredienti, come ci hanno insegnato i pastori che hanno "inventato" questa specialità ormai nota in tutto il mondo: pasta, pecorino e pepe nero.

La pasta, perché forniva un importante apporto di carboidrati e calorie.
Il pecorino, perché si conservava a lungo.
Il pepe nero, perché generando calore proteggeva l’organismo dei pastori dai freddi intensi delle notti all’addiaccio.
Poi quando qualcuno dei pastori aveva ammazzato il maiale, spuntava anche il guanciale essiccato e stagionato. E con l’aggiunta di fette di guanciale secco ripassato in padella con lo strutto, nasceva un altro piatto: la “Gricia".
Ma questa sarà un'altra storia... E un altro post :-)

Per oggi, famose du SPAGHI CACIO E PEPE!

INGREDIENTI (per 4 persone)

320 g di spaghetti (minimo n.5!)
100 g di pecorino
Pepe nero in grani qb

PREPARAZIONE

Tuffate gli spaghetti nell'acqua bollente salata.
Mentre la pasta cuoce, grattugiate in una capiente ciotola il pecorino e aggiungete pepe nero macinato al mulinello a piacere.
Aiutandovi con un paio di cucchiai dell'acqua di cottura della pasta, create una cremina con il cacio e il pepe.
Scolate la pasta (al dente!), versatela nella ciotola e amalgamate il tutto.

'NA GODURIA!



giovedì 14 febbraio 2013

BA-BA-BACIAMI PICCINA

"Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr'occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due le sole vere pupille,
sebbene tanto offuscate,
erano le tue. "

In questa poesia di Eugenio Montale è racchiuso, per me, tutto il significato della parola AMORE. Non voglio dilungarmi oltre, voglio che siate voi, leggendola, a darne l'interpretazione che il vostro cuore e la vostra anima desiderano.

E credo che nulla più di un bacio sia l'effettivo concretizzarsi di questo sentimento che, da millenni, continua a governare la vita di tutti noi. Per cui oggi non posso che dedicarvi i miei BACI DI DAMA, ricordando a me e a voi di baciare le persone che amiamo non solo oggi, ma soprattutto quando meno se l'aspettano e, forse, ne hanno più bisogno.

INGREDIENTI (per circa 40 baci)

1 uovo piccolo
100 g di burro
100 g di farina 00
100 g di fecola di patate
75 g di zucchero a velo
65 g di nocciole tostate e tritate
Crema Gianduja

PREPARAZIONE

Lavorate il burro morbido con la farina, la fecola, lo zucchero a velo, le nocciole tritate finemente e l'uovo.

Dividete l'impasto in palline di uguale dimensione, che disporrete su una teglia rivestita di carta forno.

Cuocetele a 170 gradi per circa 16'-18'.

Lasciatele raffreddare e accoppiatele con una punta di crema Gianduja.

Buon San Valentino gente!






mercoledì 13 febbraio 2013

BISCOTTONI AL VINO ROSSO, buon Mercu Scurot!!!

Buon mercoledì gente!
In gran parte d'Italia ieri si sono conclusi i festeggiamenti carnevaleschi e da oggi, con la Quaresima, iniziamo un po' tutti ad alleggerire i nostri menu e a "tentare" di portare a termine qualche fioretto. Io personalmente passo, ci penserò l'anno prossimo :-)
E voi? C'è qualche cosa cui vi siete promessi di rinunciare fino a Pasqua?
Ma torniamo alla mia ricettina di oggi. Come ho anticipato all'inizio del post, il Carnevale non si è interrotto per tutti. Ad esempio nelle mie zone, per la precisione a Borgosesia, oggi è una giornata di grandi festeggiamenti, dalla mattina sino alla sera.
Si tratta del "Mercu Scurot", ovvero il "mercoledì in scuro, a lutto". Uomini e (solo negli ultimi anni) donne si riversano per le strade vestiti con mantello e cilindro, sin dal 1854. Armati di mestolo in legno (il "cassù") con il quale bevono il vino che si può trovare per le vie della città, rendono omaggio alla memoria del Peru, di cui in serata verrà letto il testamento e bruciato il fantoccio.
Se volete, potete leggere la storia di questa importantissima tradizione collegandovi al sito www.carnevalediborgosesia.info. È veramente molto interessante!
E quindi cosa potevo proporvi oggi, se non dei fragranti Biscottoni al Vino Rosso?

INGREDIENTI

500 g di farina 00
1/2 bustina di lievito
125 ml di olio di semi
135 ml di vino rosso
150 g di zucchero
Un pizzico di sale
Zucchero per la copertura qb

PREPARAZIONE

Mescolate la farina, il lievito, il sale e lo zucchero.
Aggiungete l'olio e il vino e impastate il composto molto energicamente (ottimo anti stress!).
Quando avrete ottenuto una bella palla liscia e levigata, formate delle striscioline di impasto sottili e lunghe circa 15 cm.
Unite le due estremità della striscia e formate una sorta di tarallo.
Immergete i biscotti da un solo lato nello zucchero, posizionateli su una teglia rivestita di carta forno con il lato zuccherato verso l'alto e cuoceteli per 25'-30' a 180 gradi (forno statico).

R.I.P. Peru
O

lunedì 11 febbraio 2013

UN FILO D'OLIO... MA ANCHE UN PO' DI PIU'!

Buon lunedì amici!
Sono molto felice di poter iniziare questa settimana parlandovi di un'azienda con cui ho incominciato da poco a collaborare: MASSERIA TINELLI.
Io adoro la Puglia, con i suoi colori, i suoi sapori, le sue persone... Non a caso la mia prima vacanza "in solitaria" l'ho fatta proprio lì, partendo con la mia macchinina in una calda giornata di agosto di 3 anni fa. 
Perciò non posso che essere onorata di aver avviato questa collaborazione!
La Masseria Tinelli si trova a Noci, in provincia di Bari, immersa in dieci ettari di uliveti secolari, dove vengono coltivate tre varietà di ulivo tipiche del territorio: nociana, leccino e cima di mola (quest'ultima, purtroppo, a rischio di estinzione). 
Due sono i prodotti base di questa azienda, che ospita anche un B&B: l'olio extravergine di oliva (da cui ricavano anche i saponi per il corpo) e le farine (semola, grano tenero, kamut, farro e avena .
Ed è proprio del loro olio che vi voglio parlare oggi. Un olio che mi ha letteralmente conquistata, al primo assaggio!
Le olive, rigorosamente raccolte a mano, vengono trasformate mediante un impianto di molitura a freddo, preservando così le note organolettiche dell'olio e i sentori di cicoria, tipici della varietà cima di mola (l'olio di Masseria Tinelli è composto per un 50% da cima di mola, per un 30% da nociana e per il rimanente 20% da leccino).
La separazione definitiva dell'olio dalla sansa avviene tramite un separatore centrifugo in acciaio inox con cui, abbattendo i tempi di lavorazione, si evita la prolungata esposizione dell'olio all'aria e ad altri agenti microbici.
Il risultato è un olio extravergine con un valore di acidità massimo pari allo 0,2, dall'inconfondibile sentore di cicoria, fiori e mandorle amare, leggermente piccantino sul finale.
Proprio per rispettarne ed esaltarne al massimo le qualità, ho deciso di presentarvelo in modo molto semplice, come ingrediente fondamentale delle mie Bruschette al pomodoro.


INGREDIENTI

Pane di Altamura
Pomodori
Basilico
Olio extravergine di oliva Masseria Tinelli
Olive ( possibilmente della varietà "Bella di Cerignola")
Sale
Rucola (facoltativa) 

PREPARAZIONE

Fate tostare delle belle fette di Pane di Altamura 
(se potete "bruschettarle" alla brace, meglio ancora!).

Tagliate a dadini i pomodori (lo so che adesso non è stagione e mi cospargo il capo di cenere... ma quest'olio me ne ha fatto venire una voglia incontenibile!), metteteli in una ciotola e conditeli con sale, olio e basilico spezzettato.

Lasciateli insaporire per alcuni minuti, poi adagiateli sulle fette di pane.

Irrorate ancora con un filo d'olio e impiattate le bruschette accompagnandole a olive e foglie di rucola.

***

MASSERIA TINELLI
Contrada Caprio 15
70015 Noci (BA)
www.masseriatinelli.blogspot.it

  

venerdì 8 febbraio 2013

L'ARNIA DEL CUCINIERE

Non so a voi, ma a me questo inverno sta stancando...
Troppo altalenante, quasi peggio del mio umore degli ultimi tempi (...ho detto "quasi"...)
Un giorno soffia un vento gelido, e il giorno dopo sembra primavera. 
E poi... dov'è la neve? Le mie ciaspole si sentono terribilmente abbandonate e se continua così mi sa che dovrò dargli appuntamento all'anno prossimo :-(
Per fortuna ci siete voi, che mi seguite sempre più assiduamente (ieri ho raggiunto le prime 5000 visite!) e mi date la possibilità di fantasticare un pochino... 
E così eccomi qui a riassaporare un'indimenticabile serata estiva, dopo una delle mie ormai svariate cenette in solitaria. 
Quella volta, a Falconara Marittima (AN)...
Avete presente quella sensazione di "beatitudine" che, qualche rarissima volta, vi fa sentire perfettamente in pace con voi stessi e con ciò che vi circonda? 
Ecco, questo è quello che ho provato io dopo aver cenato all'Arnia del Cuciniere
Mi trovavo a Falconara per lavoro e, complice la mia fidata compagna di viaggi "Osterie d'Italia" di Slow Food, ho scovato questo bel ristorantino, in una zona tranquilla e un po' defilata. 
Innanzitutto mi ha conquistata la scelta del nome... 
Sapete perché "arnia"? Perché il titolare (nonché abile chef) si chiama Claudio Api! 
Sia lui, sia il ragazzo in sala, sono stati super gentili e cordiali. 
Mi sono accomodata nella piccola veranda e ho iniziato a sfogliare il menu... Non vi dico l'imbarazzo della scelta!
I piatti proposti (tra cui abbondano i Presìdi Slow Food) sono per lo più improntati alla tradizione. Uno su tutti: i moscioli di Portonovo (cicciosissime cozze tipiche del posto), che io ho gustato in un bel misto al gratin... 


In carta potete trovare antipasti caldi e freddi come la seppia arrostita con spinaci croccanti e zabajone salato alla birra, l'insalata di calamari, oppure le alici marinate accompagnate da croccanti fette di pane tostato e una tenera insalatina...


Pare che siano notevoli i primi piatti (...dovrò tornare per appurare...), come gli spaghetti con vongole e moscioli e gli gnocchetti al nero di seppia con vongole e asparagi
Tra i secondi spiccano la frittura mista e la ricciola con fave, lonza e pecorino
Se non amate il pesce, non disperate! Il nostro "cuciniere" vi saprà proporre ottimi salumi, carni di produzione locale e una notevole selezione di formaggi.
Dulcis in fundo... Semifreddo al mascarpone con sfogliata di cioccolato fondente e salsa al caffè oppure bavarese all'arancia con biscotto di pistacchio e crema bianca al Varnelli (liquore secco all'anice).
Dalla ricca carta dei vini (soprattutto marchigiani) ho scelto un bicchiere di Sauvignon in purezza, "La Breccia" di Montecappone. Morbido e minerale, una vera e propria coccola per il palato... 


***

L'ARNIA DEL CUCINIERE
Via della Repubblica 9
Falconara Marittima (AN)
Tel. 071-9160055
Chiuso il lunedì 
info@arniadelcuciniere.it
www.arniadelcuciniere.it 



giovedì 7 febbraio 2013

"SANDWICH" MEDITERRANEI DI PESCE PERSICO DAL CUORE FILANTE

Sempre alla ricerca di ricette gustose ma al tempo stesso non troppo impegnative da un punto di vista calorico (...la mia eterna lotta tra me e i miei sensi di colpa da espiare sul tapis roulant...), ho scovato un'idea molto interessante per rendere super appetitosi dei semplici filetti di pesce persico. 

Avevo sperimentato una ricetta simile per il cenone della Vigilia di Natale, ma secondo me mancava qualcosa... E così, pensandoci un po' su, ecco la soluzione: le Fettine Classiche  di IN.AL.PI. Con il loro gusto delicato, ho immaginato che si sarebbero sposate benissimo con il pesce persico... E così è stato!

Un bel "sandwich" di pesce dal cuore filante, avvolto da una croccante panatura che racchiude i sapori migliori della cucina mediterranea... 

Che dite, andiamo in cucina? 


INGREDIENTI (per 2 persone)

8 filettini di pesce persico
50 g di grissini
30 g di pomodori secchi (preferibilmente non sottolio)
Origano qb
Sale qb
Olio Extra Vergine di Oliva qb

PREPARAZIONE

Preparate la panatura passando al mixer i grissini 
(un po' grossolanamente), i pomodori secchi e l'origano. 

Aggiustate di sale e cospargete con la panatura il lato di un filetto. 

Adagiate il filetto dalla parte impanata su una teglia rivestita di carta forno, posizionatevi sopra una fettina classica In.Al.Pi, 
coprite con un altro filetto e cospargete il "sandwich" ottenuto con abbondante panatura.  

Proseguite così fino a ultimare i filettini (otterrete 2 "sandwich" a testa).

Versate sui filetti un filo di olio extra vergine d'oliva 
e infornate a 180 °C per 15' circa (forno statico).

Io ho servito i filettini adagiati su una morbida crema di cavolfiori, ma sono ottimi anche su una crema di patate o accompagnati da  una semplice insalatina di stagione.

P.S.: Anche questo piatto si è sposato alla perfezione con la freschezza e l'aromaticità del Gewürztraminer di Cantina Tramin



  

martedì 5 febbraio 2013

INSALATA DI CALAMARI, LIMONE, BOTTARGA E... GEWURZTRAMINER!

Il vino è una delle mie grandi passioni, ormai lo sapete.
Non solo per il gusto che mi dà bermi un buon bicchiere, ma perché quel bicchiere mi racconta una storia. Di terre, di uomini, di duro lavoro, di grandi soddisfazioni.
Insomma, la Vita.
Quella vera, che merita di essere vissuta al 100%. Perché la vigna richiede amore, dedizione totale, spirito di sacrificio, forza di volontà. E tutto questo noi "comuni mortali bevitori" dovremmo ricordarlo ogni volta che ci accingiamo ad assaporare questo nettare. 
Lo sapete che il primo segnale della ripresa vegetativa della vite dopo l'inverno è il pianto? Esatto, come un neonato che viene alla luce.

Potete quindi immaginare la mia gioia nel poter collaborare con una prestigiosa realtà della viticoltura italiana, la Cantina Tramin.  


Tra le più antiche cantine sociali dell'Alto Adige, la "Cantina Tramin" ha sede a Termeno, lungo la Weinstrasse. Proprietari della cantina sono 290 contadini viticultori che lavorano la terra nelle microzone di Termeno, Ora, Egna e Montagna, su una superficie totale di circa 245 ettari, culla del vitigno Gewürztraminer. La cantina produce mediamente 1,5 milioni di bottiglie ogni anno, ottenendo importantissimi riconoscimenti a livello nazionale e internazionale (per ben 20 volte i loro vini sono stati insigniti dei prestigiosi "3 Bicchieri"). Produzione, vinificazione e distribuzione vengono gestite internamente da uno staff di professionisti, coordinati dall'enologo Willi Sturz (premiato "enologo dell'anno" nel 2004).

Fondata nel 1898 da Christian Schrott, parrocco di Termeno e deputato del Parlamento Austriaco, la cantina è stata completamente rinnovata con una nuova sede inaugurata nel 2010. Il progetto architettonico pluripremiato (firmato da Werner Tscholl) esprime una perfetta sintesi tra passato e futuro, legno e ferro, vetro e cemento, trasparenza e oscurità. Un modo unico per gustare il Gewürztraminer non solo bevendolo, ma anche proiettandovi fisicamente in mezzo alle vigne da cui nasce. 


La collezione "Cantina Tramin" si divide in due grandi famiglie: i Vini d'Autore e i Monovitigni. Di ciascuna famiglia, "Cantina Tramin" propone una linea di Classici e una di Selezioni


Oggi vi presenterò in abbinamento a una mia ricetta proprio uno dei grandi "Classici" di questa Cantina, anzi, oserei dire la sua essenza: il Gewürztraminer. 



Le uve provengono dalle zone di Termeno e Montagna, dove i vigneti si estendono su terreni calcarei di conformazione argillosa e ghiaiosa, a un'altitudine da 300 a 450 m s.l.m.
Dopo la vendemmia l'uva è sottoposta a pressatura soffice immediata. La successiva vinificazione avviene in contenitori d'acciaio a temperatura controllata (21 °C), senza fermentazione malolattica. 
Il vino è ricco e setoso, minerale e strutturato, con un intenso ma elegante aroma di Moscato, petali di rose, spezie e frutti orientali come il litchi.   

Come prima ricetta da abbinare a questo vino, ho optato per un antipasto a base di pesce, leggero e aromatico: Insalata di Calamari al profumo di limone e bottarga. Prima di procedere con gli ingredienti, permettetemi di mandare un particolare ringraziamento a Emanuela (la mamma della mia amica Laura), dalla quale ho tratto ispirazione durante una delle fantastiche cene che mi ha preparato. Spero apprezzi le leggere modifiche ;-)


  INGREDIENTI (per 2 persone):

6 calamaretti di medie dimensioni
1 limone
Olio extra vergine d'oliva
Bottarga qb
Sale qb
Rucola 

PREPARAZIONE

Aprite i calamari e tagliateli a striscioline sottili. 

Scaldate un filo d'olio nel wok e buttateci le strisce di calamari.

Fate rosolare a fiamma vivace per un minuto.

Spegnete, coprite con un coperchio e lasciate riposare i calamari 
per 3-4 minuti (il vapore li intenerirà senza renderli "ciccosi"). 

Toglieteli dal wok e versateli in una terrina in cui avrete preparato un'emulsione a base di olio, la scorza grattugiata del limone, sale e bottarga (in polvere o, preferibilmente, grattugiata).

Lasciateli insaporire per una quindicina di minuti, poi adagiateli su un letto di rucola e irrorate con l'emulsione.

***

CANTINA TRAMIN
Strada del Vino 144
Termeno Sulla Strada del Vino (BZ)
Tel. 0471-096633
Fax 0471-096621
info@cantinatramin.it
www.cantinatramin.it 


lunedì 4 febbraio 2013

BROWNIES, CIOCCOTERAPIA PER METEOROPATICI

Buon lunedì gente!!!

Spero abbiate passato un buon week-end... Nelle mie valli è tornato a splendere il sole (almeno ieri), anche se accompagnato da una buona dose di vento.
Purtroppo, tra i miei difetti, c'è il fatto di essere un tantino meteoropatica e il vento mi fa diventare un po' (troppo) nervosetta. Per cui, in giornate come quella di ieri, meglio rimanere a casa a "sfogarmi" in cucina. Oltretutto, dopo una settimana a zonzo per il Trentino Alto Adige, ho apprezzato notevolmente la mia domenica casalinga. 
Ogni tanto anche la Gastronomade che c'è in me ha bisogno di un po' di sedentarietà :-)  

E così, sbirciando tra i ricettari acquistati nel corso degli anni, ho "riscoperto" un libro dal titolo inequivocabile: Cioccolato!. Scritto qualche anno fa da Trish Deseine, è un libro imperdibile per tutti gli amanti del cioccolato. Si trovano mille spunti, partendo dalle tecniche di base, sino ad arrivare a torte da mille e una notte, passando per cioccolatini, biscotti, praline, ecc.

Io ieri mi sono cimentata con i Brownies... con ottimi risultati! Crosticina croccante fuori e ripieno scioglievolissimo dentro... E oggi il loro profumo era ancora lì, a darmi il buongiorno. 

Cosa si può desiderare di più da un lunedì mattina? 


INGREDIENTI (per 12 Brownies)

225 g di zucchero semolato
90 g di burro 
120 g di cioccolato fondente
2 uova
90 g di farina 00 
50 g di noci (io ho usato le nocciole) tritate grossolanamente

PREPARAZIONE

Fate fondere il cioccolato e il burro (a bagnomaria o nel microonde).

Sbattete leggermente le uova e unitele al composto di burro e cioccolato raffreddato. 

Unite lo zucchero e la farina; mescolate rapidamente ma con delicatezza, poi aggiungete le noci (o nocciole). 

Versate il composto in uno stampo quadrato (20x20) rivestito di carta forno.

Infornate per 30' a 180 °C (forno statico).

Lasciate raffreddare, sformate e tagliate a cubotti. 



venerdì 1 febbraio 2013

"SCHWARZ ADLER", INDIMENTICABILE SOSTA LUNGO LA WEINSTRASSE

Eccomi qui, di ritorno da tre giornate trascorse in Trentino Alto Adige. 
L'ultima volta che ci sono stata risale a cinque anni fa... Certo, allora ero in vacanza e avevo più tempo per gustarmi questi paesaggi da sogno (per un'amante delle ciaspole come me è il Paradiso!), ma anche durante questo viaggio di lavoro ho cercato di goderne appieno. 
Pernottando a Ora (Auer), mi sono concentrata soprattutto sulla Weinstrasse... Che fatica, eh? ;-) 



E oggi vi voglio proprio parlare di un ristorante che ho scovato in questa zona (a proposito, grazie Cantina Tramin per la segnalazione!). 

Siamo a Cortaccia sulla Strada del Vino (Kurtatsch an der Weinstrasse), una meravigliosa terrazza naturale che si affaccia sui vigneti sottostanti. Immagino la tavolozza di colori che può regalare l'autunno...

In centro, a pochi metri dalla chiesa, sorge la più antica locanda del paese: la cantina Schwarz Adler.

   
Da secoli questa taverna è un importantissimo punto di ristoro e nel 2007 è stata interamente restaurata, ovviamente nel pieno rispetto dell'architettura originaria (la struttura muraria risale al XVIII secolo). 
Posso confermare che l'intento di ricreare un luogo moderno ma al tempo stesso caldo e accogliente è stato brillantemente raggiunto. Voi che dite? 


Questa che ho fotografato è la più piccola delle sale di cui si compone la locanda (la "Stube"). Ve ne sono poi altre due: una, leggermente più ampia, dove si trovava la Fucina, l'altra (lunga 20 metri), che rappresenta il cuore del locale, dove si possono consumare pranzi e cene o anche solo un aperitivo, con tanto di griglia a legna a vista. 
Nella parte sottostante il locale si trova la fornitissima cantina, con una vasta scelta di vini del territorio, ma anche nazionali e internazionali, che si possono consumare in loco, oppure semplicemente acquistare. 

Ma veniamo alla mia cena... Innanzitutto i miei complimenti per l'accoglienza riservata dalle ragazze che ti seguono con cura e al tempo stesso discrezione, sin da quando entri e ti accompagnano al tavolo (devo ammettere che questo è un tratto distintivo dell'ospitalità altoatesina, dalle quale in altre zone dovremmo trarre insegnamento...). 

Il menu è in parte legato alle tradizioni territoriali,  con alcune rivisitazioni dello chef (da me molto apprezzate, poiché non ne stravolgono "l'essenza"). Non mancano poi alcuni piatti di pesce, molto interessanti. 
Ecco quello che ho trovato io...

ANTIPASTI

Prosciutto di cervo con mousse di caprino fresco e pere alla vaniglia
Soufflé di patate con profumo di zenzero su crema di zucca e parmigiano croccante
Lingua di vitello con mousse al rafano, cubetti di canederli alle noci e cerfoglio
Il nostro Speck con pralina di Graukäse al Schüttelbrot e cetrioli

...lo speck sublime... ma soprattutto mi ha conquistata la pralina... croccante fuori e indescrivibilmente cremosa all'interno...

PRIMI PIATTI 

Crema di mele con aroma di curry, code di gamberi e sfogliatina al sesamo
Risotto allo Champagne e porri con filetto di merluzzo al vapore e salsa livornese
Pappardelle di kamut con punte di filetto in salsa alla Stroganoff
Fusilli verdi con ragù di sarde, julienne di calamari e pomodori
Gnocchi di polenta con ragù di cervo e porcini arrostiti
Crespelle al Lagrein ripiene di radicchio e ricotta su salsa allo zafferano

...perfetto equilibrio tra l'amaro del radicchio e la dolcezza della salsa allo zafferano...

PIETANZE ALLA GRIGLIA

Tagliata di vitello con salsa alle erbette
Tenero Rib-Eye-Steak di manzo
Filetto di manzo
Tagliata di manzo su rucola
Fiorentina di scottona (per due persone)
Costata di scottona (per due persone)
Filetto di tonno rosso con wasabi su verdura wok

DOLCI 

Mousse di caffè espresso con panna montata servita in tazzina
Crema catalana alla zucca con gelato variegato al balsamico
Semifreddo all'After Eight con spuma di cioccolato bianco
Tortino tiepido al cioccolato Valrhona con salsa alla vaniglia
Tiramisù agli amaretti

La scelta dei vini al bicchiere è molto ampia, con mirati consigli da parte delle cameriere. Io ho optato per un bicchiere di Lagrein Dunkel... 
Solo un bicchiere? 
Eh sì, prima avevo già fatto un aperitivo con un bicchiere di Veltliner della Valle Isarco. 
Una folgorazione! Ma questa sarà un'altra storia e un altro post :-) 

Buon week-end gente! O meglio, Schönes Wochenende