mercoledì 27 marzo 2013

LA PASTIERA, 'na poesia...

C'era una volta la sirena Partenope, simbolo della città di Napoli.
Ogni primavera emergeva dalle acque del Golfo tra Posillipo e il Vesuvio per salutare le genti che lo popolavano, allietandole con canti di gioia.
Una volta la sua voce fu così melodiosa e soave che tutti gli abitanti ne rimasero affascinati e rapiti.
Accorsero verso il mare commossi dalla dolcezza del canto e delle parole d’amore che la sirena aveva loro dedicato e, per ringraziarla, sette fra le più belle fanciulle dei villaggi furono incaricate di consegnarle i doni della natura: la farina, la ricotta, le uova, il grano tenero, l'acqua di fiori d'arancio, le spezie e lo zucchero.
La sirena depose le offerte preziose ai piedi degli dei, questi riunirono e mescolarono con arti divine tutti gli ingredienti, trasformandoli nella prima Pastiera, che superava in dolcezza il canto della stessa sirena.

Questa è la leggenda legata all'origine della Pastiera, dolce napoletano tipico del periodo pasquale.

Io, ovviamente, mi porterò questo dolce souvenir in Piemonte.

Voi, se volete, potete cimentarvi con questa ricettina...

INGREDIENTI

Per la pasta frolla
500 g di farina
200 g di zucchero
250 g di burro o strutto
5 tuorli
La buccia grattugiata di 1 arancia

Per il ripieno
500 g di ricotta freschissima
420 g di grano in scatola
280 g di zucchero
5 tuorli
3 albumi
1/2 litro di latte
1 cucchiaino di succo di limone
la buccia di 1/2 limone grattugiata
70 g di cedro candito
70 g di zucca candita
3-4 cucchiai d’acqua di fior d’arancio
1 pizzico di sale

Cuocete il grano lentamente nel latte con 30 g di zucchero, il sale e la buccia del limone finché sarà quasi asciutto ma cotto, mescolando spesso per evitare che si attacchi sul fondo del recipiente.

Toglietelo dal fuoco, eliminate la buccia del limone e fatelo raffreddare.

Preparate la pasta frolla impastando gli ingredienti indicati e lasciatela riposare in frigorifero per almeno mezz'ora.

Preparate il ripieno: in una terrina lavorate la ricotta con il rimanente zucchero, unite i tuorli, i canditi a pezzetti, il grano cotto, l’acqua di fior d’arancio, la buccia grattugiata di limone e il sale.

Incorporate gli albumi montati a neve con il succo di limone.

Con 3/4 della pasta foderate uno stampo (30 cm di diametro) imburrato e infarinato, riempitelo con il composto di ricotta.

Dividete in sei strisce la restante pasta e incrociatele sul ripieno.

Cuocete in forno caldo a 170° per 1 ora e 30 minuti circa.

Mettete in frigo per almeno 12 ore.

'NA POESIA!

lunedì 25 marzo 2013

TARTARE DI BRESAOLA CON RUCOLA E RASPADURA

Buon lunedì gente!

Eccomi qui, di nuovo in viaggio... destinazione Sorrento.

Ma prima di arrivare  nella terra dei limoni, voglio parlarvi di una delle eccellenze della nostra produzione casearia: la Raspadura.

Questo termine dialettale, tipicamente lodigiano, si rifà all'antica tecnica della "raspa", un modo di presentare il formaggio sotto forma di sottilissime sfoglie, raschiate con un particolare coltello.



La materia prima è caratterizzata dalle forme meno stagionate del Lodi Grana, riproposte con una particolare attenzione per le richieste del mercato attuale da Bella Lodi.

Un'Azienda storica che sa unire la tradizione alle nuove tecnologie, andando incontro alle esigenze del consumatore di oggi che, come la sottoscritta, ha il tempo sempre ridotto ai minimi termini, ma, non per questo, vuole rinunciare alla qualità.
Lodigrana Bella Lodi, infatti,  è realizzato senza l'aggiunta di conservanti e allergeni: solo latte, fermenti lattici, caglio e sale. Per questo motivo è un alimento non solo buono, ma anche adatto a tutti poiché ad alta digeribilità, anche agli intolleranti al lattosio.

Le sfoglie di Raspadura Bella Lodi, inoltre, si possono trovare già pronte in praticissime confezioni sottovuoto e si prestano a mille diverse e gustosissime preparazioni: come finger food, per mantecare i risotti, per gratinare le verdure, sulla pizza...

Io ho deciso di proporvela abbinata a una tartare di bresaola di cavallo, per un antipasto leggero, digeribile, ma senza mai privare del piacere gli occhi e il palato...


INGREDIENTI (per 4 persone) 

150 g di bresaola di cavallo
Raspadura Bella Lodi
Rucola
Olio extravergine di oliva
Sale e Pepe

PREPARAZIONE

Tagliate a tartare la bresaola e conditela con olio extravergine di oliva, sale e pepe.

Impiattate a piacere la vostra tartare su un letto di rucola, cospargendola con una pioggia di petali di Raspadura Bella Lodi.

Aggiungete a piacere un filo d'olio e una macinata di pepe.

Buon appetito!



venerdì 22 marzo 2013

L'OSTERIA DEL MORO, dal 1900

"Un'osteria di paese è una bottega e una scuola, non ci sono persone completamente sole e nessuno è perduto, finché ne rimane aperta una".


Ben ritrovati amici miei! Questa settimana ho un po' latitato, lo so, ma tra il Gargano e Matera (passando per Bari) ho raccolto un bel po' di sensazioni che condividerò presto con voi. 

E poi lunedì si riparte, destinazione Campania!

In questa breve interruzione del mio girovagare, però, voglio dedicare il post di oggi a un mio luogo del cuore, che si trova a pochissimi chilometri da casa mia. 

Le brevi ma significative righe che avete letto all'inizio sono stampate sulle tovagliette che trovate sui tavoli di questa osteria, l'Osteria del Moro per la precisione, aperta a Borgosesia (in provincia di Vercelli, all'ingresso della Valsesia) dal 1900. 

Già solo questo biglietto da visita può farvi capire perché ami tanto questo posto...

L'accoglienza che vi riserveranno Chiara e il papà Riccardo e i piatti con cui vi delizieranno il fratello Simone e la mamma vi faranno sentire a casa. 

Avete presente quella sensazione di calore, di serenità? Ecco, qui la riconoscerete subito. 

Quando non vagabondo in giro per l'Italia, questo è il mio posto fisso per la pausa pranzo. 
Solitamente opto per le loro fantastiche insalate, che mi permettono di alleggerirmi la coscienza, ma con gusto! 
Non ci credete? Guardate qua...



Ma oltre alle insalate, potete scegliere tra i primi e i secondi piatti che variano tutte le settimane, preparati con cura e seguendo la stagionalità dei prodotti. 
Oppure i golosi taglieri di salumi e formaggi... 
Il tutto accompagnato da vini di ottima qualità, proposti in bottiglia o al calice, anche solo come aperitivo.

Il venerdì e il sabato l'Osteria è aperta anche a cena e in queste occasioni si veste da sera, ma senza mai perdere la raffinata semplicità che la contraddistingue... 

E in questi casi anche io faccio qualche strappo alla regola e tradisco le mie amate insalatone... Ma ne vale la pena, guardate un po'...


Insalata di trota affumicata su letto di misticanza con crostini croccanti


Tajarin con gamberi e pomodori secchi


E per finire... Cantuccini e Vin Santo

***

OSTERIA DEL MORO
Piazza Parrocchiale 4
Borgosesia (VC) 
Tel. 0163-22578
Chiuso la domenica
Venerdì e Sabato aperto anche alla sera

lunedì 18 marzo 2013

LA FOCACCIA BARESE, quale migliore benvenuto?

"La focaccia barese si prepara mescolando farina di grano tenero, sale, lievito e acqua. Ne deriva un impasto piuttosto liquido che si versa in una teglia rotonda, si condisce con olio, pomodori freschi, olive e poi si cuoce nel forno a legna. Proprio perché l'impasto è liquido, i pezzi di pomodoro e le olive sprofondano nella pasta, creando e riempiendo dei piccoli crateri morbidi che diventano le parti più buone della focaccia. Si mangia calda ma non bollente, avvolta in un pezzo di carta da panificio, uscendo da scuola, al mare, per cena o anche per pranzo (o merenda o anche colazione, ma questa è roba da esperti): veloce, economico e deliziosamente unto.
La focaccia è una delle cose più buone al mondo. Mi trattengo dal dire che è la più buona per mantenere un minimo di prospettiva e per evitare il delirio campanilistico. Ci sono quelle sottili e croccanti, quelle alte e soffici, quelle con l'aggiunta delle patate o del rosmarino e molte altre varianti. Anche se la vera focaccia è quella con pomodori, olive, bordi bruciacchiati e basta. Va accompagnata, possibilmente, da una bella bottiglia di birra molto fredda. Se poi uno ha proprio voglia di un'incursione nell'alta cucina, il piacere supremo è... la focaccia calda farcita con fette sottilissime di mortadella. La mortadella tagliata sottile, al contatto con la mollica calda e fragrante, sprigiona un profumo che fa impazzire le ghiandole salivari.
A differenza di molte cose buone, che sono scarse e spesso costose, la focaccia, a Bari, si trova ovunque ci sia un panificio. Cioè ovunque, e tutti se la possono comprare.
La focaccia, a Bari, è una metafora dell'uguaglianza e uno dei pochi simboli (fra questi, degne di nota anche le cozze crude) in cui i baresi riconoscono la loro identità collettiva.

Qualche ora prima Paolo aveva detto che la cosa che gli mancava di più era il profumo della focaccia ( un po’ simile alla pizza). Camminammo con decisione. A cinquanta metri fummo raggiunti dal profumo della focaccia. Paolo si immobilizzò. Aspirò sollevando un poco la testa e socchiudendo gli occhi. Mi fermai anch’io. Paolo sembrava volesse incamerare il più possibile quel profumo, per portarlo con se sulle sponde del lago Michigan.

Ti ricordi? Venivamo qua a comprarci la focaccia e poi andavamo al mare a Torre Canne, a Capitolo. Mi sembra di vederla quell’acqua limpidissima, e di toccarla fredda come era. Non esiste quell’acqua dove sto io, e non c’è nell’aria l’odore del ginepro mescolato al profumo di alloro, cappero, rosmarino….Quando ti arrivava addosso quella brezza profumata ed eri bagnato…e c’era quel sole di maggio e ti venivano i brividi ed avevi tutto il corpo coperto di goccioline…… sembrava che tutto fosse possibile. Era tutto possibile allora. Era tutto perfetto.”

Questo è il benvenuto che mi è stato riservato non appena atterrata questa sera, all'aeroporto di Bari.

L'inizio dell'epilogo di "Né qui né altrove - una notte a Bari" di Gianrico Carofiglio, fa bella mostra di sé su due intere pareti.

Un inno a una delle meraviglie di questa terra, la focaccia barese...

E per renderle il giusto merito, non sarò io a proporvi una ricetta. Ma voglio farvela conoscere attraverso un barese DOC, il mio amico blogger Peppe ai fornelli: http://peppeaifornelli.blogspot.it/2012/12/la-focaccia-barese-la-fecazze.html?m=1

Non appena rientrerò, mi cimenterò anch'io con la sua ricetta. Nel frattempo me la gusterò qui, magari domani a pranzo, fresca fresca di panetteria...

Buona notte gente, a prestissimo!

venerdì 15 marzo 2013

UOVA DI PASQUA AIL, LA SORPRESA MIGLIORE

Da oggi sino a domenica ritorna il consueto appuntamento di solidarietà promosso dall'AIL (Associazione Italiana contro le Leucemie - linfomi e mieloma). 

Migliaia di volontari in tutta Italia offriranno un uovo di cioccolato a chi verserà un contributo minimo associativo di 12 euro. 


Grazie ai fondi raccolti attraverso questa iniziativa potremo collaborare tutti allo sviluppo della Ricerca e dell'Assistenza, contribuendo inoltre a far conoscere i progressi ottenuti nel campo delle malattie del sangue. 

Per conoscere quali sono le 4000 piazze in cui è possibile acquistare le Uova di Pasqua AIL potete visitare il sito www.ail.it oppure telefonare al numero 06/70386013.

E se poi, approfittando del freddo che è tornato a farci visita, volete trasformare il vostro uovo in qualcosa di ancora più sfizioso, quale soluzione migliore della VERA CIOCCOLATA CALDA?



INGREDIENTI (per 2 golosi)

75 g di cioccolato fondente a pezzetti
2 cucchiaini di zucchero
1 baccello di vaniglia tagliato
25 cl di latte intero
15 cl di panna liquida fresca
cioccolato in scaglie per la decorazione

PREPARAZIONE

Mettete tutti gli ingredienti in un pentolino e fate scaldare molto dolcemente mescolando con una frusta, finché tutto il cioccolato si sarà sciolto e il composto risulterà caldo e spumoso.

Versate nelle tazze e cospargete a piacere con le scaglie di cioccolato.

P.S.: nel caso in cui il richiamo della gola fosse ancora più forte, potete montare un po' di panna con dello zucchero a velo e metterla sulla cioccolata prima di servirla... 









mercoledì 13 marzo 2013

PARMIGIANA DI MELANZANE "LIGHT"

"...e le farai friggere; e poi le disporrai in una teglia a strato a strato con il formaggio, basilico e brodo di stufato o con salsa di pomodoro; e coperte le farai stufare."

In queste poche righe tratte dal libro "Cucina casereccia in dialetto napoletano" di Ippolito Cavalcanti (1839) è contenuta la prima ricetta a noi nota della Parmigiana di Melanzane.

Uno dei piatti più conosciuti della cucina italiana e, allo stesso tempo, dalle origini più controverse. 

Patrimonio di tutto il Sud Italia, inserito dalla Regione Sicilia tra i suoi prodotti agroalimentari tradizionali, con un nome che farebbe pensare a origini emiliane...

Stando a quanto sostenuto nel dizionario Devoto-Oli, il nome di questo piatto sarebbe legato alla "maniera di cucinare dei Parmigiani, ovvero cucinare vegetali a strati".

Secondo altri, invece, il termine "parmigiana" deriverebbe dal siciliano parmiciana, parola che indica le liste di legno che compongono le persiane. 

Siciliana, campana, emiliana... Quale che sia la sua origine, questa ricetta è entrata di diritto in tutte le cucine del nostro Paese (e non solo). 

Golosissima, nella versione originale con melanzane fritte, può essere tranquillamente considerata un buon piatto unico. 

Nella mia rivisitazione "light", può tranquillamente diventare anche uno sfizioso antipasto...


   INGREDIENTI (per 4 persone)

1 melanzana grande
3 pomodori (oppure una scatola di pelati)
1 mozzarella 
uno spicchio d'aglio (facoltativo)
basilico 
olio extravergine d'oliva
sale
parmigiano grattugiato

PREPARAZIONE

Iniziamo preparando il sugo... 

Fate scaldare in una padella un filo d'olio con lo spicchio d'aglio, aggiungete i pomodori spellati, tagliati a cubetti e privati dei semini (oppure i pelati) e un pizzico di sale. 

Fate restringere il sugo e aggiungete il basilico fresco. 

Lavate le melanzane, tagliatele a rondelle sottili e grigliatele sulla piastra (io le copro con il coperchio, affinché il vapore che si viene a creare le lasci più morbide).

Procediamo all'assemblaggio del piatto...

Su una teglia rivestita di carta forno alternate una fetta di melanzana, un cucchiaio di sugo, qualche cubetto di mozzarella, un'altra fetta di melanzane, un altro cucchiaio di sugo e finite con cubetti di mozzarella e una spolverata abbondante di parmigiano. 

Procedete così realizzando le altre monoporzioni di Parmigiana sino all'esaurimento degli ingredienti.

Infornate a 180 °C per 15 minuti circa.

Buon appetito! 

lunedì 11 marzo 2013

IL GUSTO DI DIRE: STOP AGLI SPRECHI!

Buon lunedì amici!
Non so se lo sapete, ma all'inizio di gennaio il Parlamento Europeo ha stabilito che il 2013 dovrà essere l'anno contro gli sprechi alimentari. E, ovviamente, non solo a parole.
L'obiettivo, infatti, è quello di decurtare del 50% lo spreco di generi alimentari entro il 2025. 
Attualmente nel Mondo circa 900.000.000 di persone soffrono la fame e un terzo del cibo prodotto a livello mondiale per il consumo umano viene buttato (1,3 tonnellate!).
I dati sono, oltreché allarmanti, a dir poco assurdi. E tutti noi, nel nostro piccolo, possiamo contribuire a un'importante svolta. 
Innanzitutto, acquistando solo e soltanto lo stretto necessario e poi imparando a rielaborare nelle nostre ricette anche quelli che solitamente consideriamo "scarti", ma che in realtà ci permettono di ottenere piatti buoni e gustosi (molto spesso anche migliori da un punto di vista nutrizionale). 

Una delle pioniere dell'Ecocucina è Lisa Casali, che io seguo da diversi anni nelle sue apparizioni televisive, attraverso il suo blog (www.ecocucina.org) e leggendo i suoi libri.
E oggi vi proporrò proprio una sua ricettina, che ieri ho riproposto insieme alla mia mamma...

Nonostante la pioggia insistente, la primavera è ormai alle porte e con lei arrivano tanti fantastici prodotti della terra che si risveglia, come gli asparagi. 
In media scartiamo circa il 50% degli asparagi che portiamo a casa, mentre con questa ricetta vedrete che anche i gambi diventeranno un ingrediente super interessante!

Allora andiamo in cucina, a preparare i nostri CESTINI DI PANE AI GAMBI DI ASPARAGI.

  
  INGREDIENTI (per 6 cestini)

I gambi di un mazzo di asparagi*
La parte verde di un cipollotto
6 fette di pan carré
50 g di formaggio tipo crescenza
Olio extravergine di oliva 
1/2 bicchiere di brodo vegetale
Sale e Pepe

PREPARAZIONE

Lavate i gambi degli asparagi e la parte verde del cipollotto e tagliate il tutto a fettine sottili.

Fate appassire il cipollotto in una padella con un filo d'olio, poi aggiungete le rondelle di gambi di asparagi, fate insaporire qualche minuto poi aggiungete il brodo e lasciate cuocere a fuoco basso fino a quando questo non sarà evaporato. 

Spegnete il fuoco, lasciate intiepidire e frullate il tutto fino a ottenere una bella cremina densa (aggiustate eventualmente di sale e pepe).

Nel frattempo accendete il forno a 180 °C.

Appiattite le fette di pane con un mattarello per renderle belle sottili. 

Spennellate le fette con un'emulsione a base di un cucchiaio d'olio e un cucchiaio d'acqua.

Disponete ogni fetta all'interno di uno stampino in alluminio (come quelli per i muffins) precedentemente unto, formando un cestino.

All'interno di ogni cestino mettete un cucchiaio abbondante di crema di asparagi e uno di crescenza.

Infornate per circa 20 minuti, sfornate, lasciate intiepidire e... 
buon appetito!

*(i gambi di asparagi si possono sostituire con baccelli di piselli 
o foglie esterne di carciofo)





venerdì 8 marzo 2013

TORTELLI DI ERBETTA E GRANDI SODDISFAZIONI

I miei fedeli lettori già lo sanno... Una delle principali fonti di ispirazione da cui sono partita qualche mese fa per aprire il mio blog è stata (ed è tuttora) il blog di Angela e Chiara Maci, ovvero le "Sorelle in Pentola". Potete quindi immaginare l'immensa soddisfazione che ho provato nel vedere una mia ricetta pubblicata proprio nel loro blog, mercoledì scorso... http://www.sorelleinpentola.com/2013/03/oggi-cucina-alessia.html
E, pensate un po, la notizia mi è arrivata proprio mentre ero nella patria delle sorelle Maci, l'Emilia! Quando si dice "i casi della vita"...
Quindi, quale migliore ringraziamento per loro e quale migliore souvenir per voi, se non una sfiziosa ricettina tipicamente emiliana come i Tortelli di erbetta?


INGREDIENTI (per 8 persone)

Per la pasta:
500 g di farina 00
500 g di semola di grano duro
7 uova
7 tuorli

Per il ripieno:
600 g di ricotta vaccina
2 mazzi di coste
3 uova
2 etti di Parmigiano Reggiano 
una noce di burro
sale
noce moscata

PREPARAZIONE

Preparate la pasta unendo le farine, le uova e i tuorli, sino a ottenere un bell'impasto compatto che lascerete poi riposare per almeno una mezzora.

Nel frattempo, pensiamo al ripieno...

Sbollentate le coste private della parte bianca, scolatele per bene, sminuzzatele e saltatele in padella con una noce di burro e un po' di sale. 

Toglietele dal fuoco e lasciatele intiepidire.

In una ciotola mescolate la ricotta con le uova, il Parmigiano grattugiato, un pizzico di noce moscata e aggiustate di sale. 

Stendete la pasta sottilissima e ricavatene con la rotella dei rettangoli di 4 cm X 3 cm.

Farcite metà rettangoli con piccole palline di ripieno e ricopriteli con i rimanenti, facendo attenzione a sigillarli bene permettendo all'aria di uscire.

Lessate i tortelli in abbondante acqua salata per un paio di minuti al massimo, scolateli e conditeli con burro, salvia e Parmigiano grattugiato come se piovesse...

Questa ricetta l'ho trovata in uno dei miei libri di riferimento per tutti i piatti della tradizione, ovvero "Le Ricette delle Osterie d'Italia" (ed. Slow Food). Questa, in particolare, ci è stata donata dalla Trattoria Ai Due Platani di Coloreto di Parma. 

Buon week-end amici!





mercoledì 6 marzo 2013

LA CULATELLERIA, che dire di più?

Buongiorno gente!
Mentre leggerete questo post, io starò già viaggiando verso una nuova meta... Una delle più goduriose dal punto di vista enogastronomico: l'Emilia!
E proprio lungo una delle vie principali di questa regione, la Via Emilia per l'appunto, tra Fidenza e Parma, si trova uno dei miei punti di ristoro preferiti per una pausa pranzo "come si deve". 
Sto parlando della "Culatelleria", uno dei locali più suggestivi che ho visitato. 
Non appena ne avrete varcato la soglia, i vostri sensi saranno letteralmente rapiti... 
Le culacce, i culatelli, i salami e i prosciutti che ricoprono le pareti e le forme di Parmigiano che fanno bella mostra di sé nel banco frigo conquisteranno in un istante i vostri occhi e il vostro naso. 


Una volta seduti al vostro tavolo potrete scegliere se consumare un pasto veloce (ma non troppo) a base di salumi tipici della bassa parmense accompagnati da sfiziosi formaggi (tra cui vi segnalo anche "l'infiltrata" ma ottima mozzarella di bufala), oppure concedervi anche un piatto caldo come i tortelli di erbette o di zucca, preparati tutti i giorni dalle mani delle abili sfogline. 
Mentre deciderete, potrete iniziare ad ambientarvi assaporando il lardo pesto con le verdure, gentilmente offerto dalla Culatelleria, insieme a fette di calda focaccia... 

   Il Prosciutto di Parma

La carta dei vini è abbastanza ampia, con un occhio di riguardo per il territorio, sia al calice, sia in bottiglia.

Prima di uscire, potrete acquistare tutti i prodotti della Culatelleria nello spaccio, oppure, se una volta tornati a casa ne sentirete la nostalgia (e, credetemi, capiterà), potrete fare i vostri acquisti anche on-line, collegandovi al sito http://www.culatellomania.it.

A questo punto credo sia inutile dirvi dove pranzerò oggi, vero? ;-)

***

LA CULATELLERIA 
Salumi, focaccia e wine bar
Via Emilia 129
Sanguinaro di Fontanellato (PR)
Tel. 0521-825107
info@culatelleria.it
www.culatelleria.it

Chiuso la domenica
Da lunedì a venerdì orario continuato dalle 8.30 alle 19.00
Sabato dalle 9.00 alle 14.00


lunedì 4 marzo 2013

IL GIUSTO... CON GUSTO!

Buon lunedì gente!

Sembrerebbe che la primavera abbia deciso di presentarsi con un pochino di anticipo e io ne sono più che felice. 
Con il sole che ci scalda, il venticello tiepido che ci accarezza, i profumi dei primi fiori che ci inebriano...tutto assume una luce diversa e, anche nei momenti "no", il bicchiere è più mezzo pieno che mezzo vuoto. O no? 

E quale migliore occasione per accogliere la bella stagione di una visita in uno dei luoghi più incantevoli del Piemonte? 

Sto parlando del Lago Maggiore, in particolare di Stresa, che dal 15 al 18 marzo ospiterà la mostra mercato enogastronomica "Il giusto con gusto".   


La fiera, aperta a tutti i cultori del buon cibo e del buon bere, prevede ricchi assaggi e degustazioni, che potranno essere affiancati dalle lezioni di cucina, le cene a tema, i mini corsi di pasticceria, i convegni, le mostre e le proiezioni dei film.
Una vera e propria vetrina per l'offerta enogastronomica nazionale, ovviamente con un occhio di riguardo per la cucina alpina e subalpina. 

Per consultare tutti gli eventi cui potrete partecipare, vi consiglio di collegarvi al sito http://www.ilgiustocongusto.it/, costantemente aggiornato. 

In qualità di foodblogger, però, ve ne segnalo un paio che potrebbero essere particolarmente interessanti soprattutto per voi che mi leggete...

Innanzitutto l'appuntamento di sabato 16 (ore 15.00) con la conferenza dal titolo "A Cena col Web. Tavola Rotonda sulla Rete che lega clienti e ristoratori". Durante il convegno, il pubblico potrà porre tutte le domande legate all'argomento ad alcuni protagonisti della Rete e del giornalismo stampato. 

Molto interessante è, inoltre, il concorso legato a questo evento. Pensate a una ricetta a tema pasquale, realizzatela facendovi filmare e inviate il video all'indirizzo di posta elettronica concorso@ilgiustocongusto.it. I video saranno pubblicati nel sito, in una pagina dedicata, e il vincitore sarà decretato sulla base delle visualizzazioni e dei relativi commenti. Il premio sarà consegnato durante la Cena di Gala di domenica 17.

Arrivederci a Stresa! 

   


venerdì 1 marzo 2013

LA TAVERNA DI FRA' FIUSCH, ovvero l'alchimia dei sapori

"Si narra che nelle notti di luna del tardo '500, avvolto nel suo mantello nero e con il cappello calato sugli occhi per proteggersi dal freddo, il Conte Filippo Parpaglia si aggirasse nel fitto dei boschi, in cerca delle erbe per le sue pozioni e i suoi filtri magici.

Il mago alchimista, o Fra' Fiusch, come lo chiamava il popolo, con la misteriosa borraccia che portava legata alla vita, si rifugiava nei cunicoli sotterranei del castello di Revigliasco, ove tra ampolle e alambicchi si dedicava alla ricerca della pietra filosofale con cui trasformare i metalli in oro. 

Perseguitato e colpito da scomunica per l'esercizio delle sue arti occulte e deluso per l'amore negatogli dalla Contessina Violetta Passavado, egli si fece frate e si ritirò in convento in Toscana, ove morì sconosciuto al mondo, datosi interamente a Dio e osservando la più rigida penitenza." 

Fin qui, la leggenda. 

Ma provate ad andare a Moncalieri, più precisamente nella frazione di Revigliasco, nella Taverna di Fra' Fiusch. Vi accorgete subito, ancor prima di aver suonato il campanello per farvi aprire la porta, che la magia della realtà non è da meno. 

In una cascina di fine '800, troverete 4 salette pronte ad accogliervi e a trasportarvi in un mondo di altri tempi. 

Benvenuti da Fra' Fiusch...


Volete riscoprire i sapori veri e autentici della cucina piemontese? Bene, siete nel posto giusto.

Tra gli antipasti troverete il vitello tonnato, la battuta di Fassone, l'uovo "in piedi" su un letto di fonduta, ma, soprattutto, l'autentica Bagna Cauda (solo acciughe, aglio e olio... e verdure a volontà!).

Da sogno i primi piatti, come i ravioli del plin (al sugo d'arrosto o al burro d'alpeggio e salvia), i tajarin all'uovo con ragù di salsiccia e fegatini o il risotto mantecato alla toma con pere caramellate. 

Ma vogliamo parlare dei secondi? Tra tutti spicca la "Finanziera" (piatto tipico a base di frattaglie) e, ogni venerdì, troverete il tipico Fritto Misto alla Piemontese. 

La carta dei dolci vi farà finire dritti dritti nel girone dei golosi... Ma peccherete con gioia! 

Prima però non potete perdervi la degustazione dei formaggi (quella "piccola" ne comprende 15, accompagnati da mieli e marmellate). Una vera e propria esperienza multisensoriale. 

La carta dei vini è altrettanto indimenticabile, spaziando dal Piemonte al resto del Mondo con ricarichi più che onesti. 

Io mi sono fatta coccolare da un profumatissimo Ruché di Cascina Tavijn... 


Se ancora non vi avessi incuriosito abbastanza, provvederò a farlo  illustrandovi i piatti che ho degustato io...


L'Insalata Russa, gentilmente offerta da Fra' Fiusch...



Il "vero" Vitello Tonnato



I Ravioli del "Plin" al sugo d'arrosto



La selezione dei formaggi (o meglio, uno scorcio)



Pere e cioccolato, ovvero l'autentico godimento dei sensi

***

LA TAVERNA DI FRA' FIUSCH
Via Beria 32
Fraz. Revigliasco
Moncalieri (TO) 
Tel. 011-8608224
E-mail info@frafiusch.it
www.frafiusch.it

Aperto solo alla sera (sabato e domenica anche a pranzo)
Giorno di chiusura: lunedì

Vivamente consigliata la prenotazione.